Diario di bordo: diario della perfetta commessa

Lavorando in una zona abbastanza centrale ho la possibilità di rapportarmi con clienti di ogni etnia/provenienza/stupidità.
A parte il fatto che una marginale percentuale dei clienti ha richieste impossibili, come signore abbastanza in forma che richiedono calze lilla a strisce bianche il cui risultato è simile alla mucca della Milka, la mia curiosità più profonda lo suscitano gli stranieri. Dopo aver parlato degli asiatici ai quali sembra che tu stia per chiedere un rene in regalo mentre stai soltanto chiedendo se serve una mano, parliamo della razza più fredda che c’é: i russi.
Freddi come husky, dai quali riprendono gli occhi, sembrano scocciati ogni volta che gli si rivolge parola. A parte il profumo di aglio che emanano, e credetemi che dopo aver fatto colazione è una soluzione perfetta per chiudere lo stomaco una decina di ore, sono una tipologia di cliente che va’ analizzata.
Partiamo dagli uomini, quasi sempre abbastanza sciatti e spilungoni: non chiedetegli mai se serve qualcosa, molto educatamente fanno finta di non sentirvi o arrivano a incenerirvi seduta stante con il loro famigerato sguardo laser; le donne invece meritano una parentesi molto più ampia.
Armate di unghie a punta simili più a rostri dei romani, e che possono fare male vista l’estremità simile all’ago di una siriga, e vestite griffate da capo a piedi, spesso l’accozzaglia di marche e capi può risultare un tantino fastidiosa per un occhio perfido come il mio: da quel poco che posso vedere sembra che più sei tamarro e più conti in Grande Madre Russia, e le donne devono essere very fashion da quelle parti! Memore dell’ingresso in ciabatte da piscina in un negozio Furla da parte di una simpatica siberiana, solitamente anche le signore sono così garbate da far finta che tu non esisti o si seccano nel sentirti chiedere educatamente se le si può essere utili in qualche modo. Ho visto signore di due metri comperare calze perfette per bambine di 13 anni, ridendo all’idea di dove quella signora di troverà il cavallo una volta indossate, oppure infastidite dal fatto che i calzini da donna tutti ruches e fiocchetti non coprano il 42 di scarpa. Ma la cosa che più mi mette il buonumore è rendermi conto che per loro non è importante quello che comprano, ma quanto spendono!
Capisco che dalle loro parti i prezzi saranno decuplicati, ma la mia prima domanda è se al freddo polare di Mosca una calza velata sia utilizzabile o venga ritenuta soltanto un simpatico souvenir dall’Italia. Vivessi a Mosca andrei in giro con una cotta di maglia fatta ai ferri da mia mamma, ma per loro ovviamente non è così freddo quindi eccole sbizzarrirsi alle prese con calze di pizzo e a pois. Insomma, più è pacchiano e meglio è! Ecco quindi il la per sbarazzarsi dei leggins stile Lady Gaga o delle calze piene di cuori e cuoricini e dove, più sberluccicosi sono e più piacciono.
Non potendole servire, vista l’allergia che hanno nei confronti di chi malauguratamente non parla un russo fluente, mi metto in un angolo e rido, tenendo allenato lo sguardo offeso dai colori abbaglianti che le contraddistinguono. Capisco che il trend di stagione vuole la stampa animalier, ma quando ti entra in negozio una signora maculata da capo a piedi un po’ di paura te la mette… Da quando in qua il bioparco ha sguinzagliato i leopardi per Roma? E da quando il colore oro sta bene insieme all’argento, sembrando un vassoio di marron glacées presi da Castroni?
Ps: per tutti i russi e russe che stanno leggendo voglio soltanto dire che immagino ci siano i tamarri tanto qui quanto lì, e ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma essendo questa la clientela che mi sfila sotto gli occhi quotidianamente prendo in giro questa categoria umana, alla quale però va’ il merito di rallegrarmi la giornata e darmi spunti utili per questo blog! Grazie!





