Non sono una appassionata di calcio, nè di film seri ed impegnati il cui lieto fine tarda ad arrivare (o non arriva mai). Forse per questo non ho mai capito fino in fondo il cinema di Ken Loach.
La sera scorsa sono andata a vedere il film Il mio amico Eric, protagonista un postino inglese abbastanza sfigato con una casa-ostello dove tiene due figli (vandali) e i loro amici che bivaccano felici tra salotto e camera da letto. In una sera di disperazione, complice un cannone, comincia a parlare con il poster formato maxi di Eric Cantona che tiene vicino al letto, e come per magia (ve l’ho detto che si stava fumando un cannone…) appare Cantona in persona: cicciottello, con la panzetta da spritz, la barbetta brizzolata e il monociglio. Comincia così a parlare per cliché e convinve il povero postino a dirimersi in primis verso l’ex moglie, Lily, una bellissima signora alla quale decenni addietro ha dato il benservito per cause a lei ignote e con a carico una bambina appena nata; poi è il turno del figlio più grande, un teppistello di quartiere che si trova in un giro più grande di lui e dal quale non sa uscire, ma ecco pronto Cantona che, all’interno di un pub, consiglia il mite postino sul da farsi ed è così che ha inizio l’Operazione Cantona dove decine di tifosi del Manchester United, con la maschera del calciatore calata sul viso, sfasciano la casa del ras del quartiere con mazze da baseball e da golf, il tutto ripreso da una telecamera pronto a finire su YouTube se non la smette di infastidire la famiglia del protagonista, ormai diventato un leone. E l’happy end finale è scontato, ma quello che più mi ha colpito è che il film parla di problemi familiari e affettivi in toni a volte scherzosi, a volte seri, con lo zampino di un calciatore che (da quanto riporta il mio ragazzo) ha fatto la storia del calcio e che ha trovato la sua strada anche dopo aver dato il meglio in campo. Insomma, lo consiglio perchè credo possa interessare tutti e perchè, per chi come me è a dieta di calcio, mostra il calciatore sotto una buona luce, lontana da paparazzi e veline al fianco mentre ripassano le lettere dell’alfabeto, pronti per il prossimo esame Cepu.




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